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Mercoledì
11 febbraio 2009 prosegue
il ciclo di incontri "'900
CONVERSAZIONI E STORIE SU
MILANO tra Fin de Siècle
e Futurismo" promosso
dalla Fondazione Adolfo
Pini di Milano (Corso
Garibaldi, 2), con un incontro
dedicato alla lettura di
alcuni fondamentali manifesti
futuristi, da quello
fondativo e programmatico
firmato da Filippo Tommaso
Marinetti, pubblicato il
20 febbraio 1909 sul quotidiano
parigino Le Figaro, a quello
politico dell'orgoglio futurista
(1915). L'attore e regista
teatrale Luca Radaelli
li reciterà,
facendone emergere le caratteristiche
di retorica declamatoria,
di provocazione e di trascinante
polemica, caratteri che
sfuggono alla consueta lettura,
privata e in silenzio, di
quei testi. E lo storico
dell'arte e docente Flavio
Fergonzi li commenterà
e tesserà, tra una
lettura e l'altra, la trama
della vicenda futurista
dal suo inizio fino alla
Prima Guerra Mondiale.
"Oggi - sottolinea
Flavio Fergonzi - i manifesti
futuristi li leggiamo come
testi di poetica, letteraria
o visiva e li studiamo per
capire le idee dei letterati
e degli artisti che li hanno
scritti. Ma Marinetti e
i suoi li avevano pensati,
anche (e in qualche caso,
soprattutto) perché
fossero declamati a gran
voce.
Il futurismo divenne una
moda sovversiva e un fenomeno
di costume, non solo per
merito dei romanzi di Marinetti,
delle liriche di Palazzeschi
o dei quadri di Boccioni,
ma soprattutto - prosegue
Fergonzi - perché
organizzò, in tutte
le città d'Italia
e in molte capitali europee,
serate futuriste,
in cui il pubblico veniva
provocato, assisteva a esecuzioni
musicali con apparecchi
che generavano rumori, a
recite di poesia ridotta
a pure onomatopee, alla
declamazione orale dei
manifesti le cui idee
non erano pensate per essere
discusse dal pubblico, ma
per essere entusiasticamente
appoggiate o sonoramente
fischiate.
Per questo motivo il pubblico
pagava il biglietto d'ingresso,
interveniva, fischiava,
lanciava oggetti sul palcoscenico
e si divertiva un mondo."
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