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21 gennaio - 17 giugno 2009
ore 18.00
Fondazione Adolfo Pini
Corso Garibaldi, 2 - Milano
Ciclo di conferenze
'900
CONVERSAZIONI E STORIE SU MILANO
tra Fin de Siècle e Futurismo
 
INGRESSO LIBERO
(FINO AD ESAURIMENTO DEI POSTI DISPONIBILI)

Per informazioni: tel. 02 874502 - 02 8052211
Iscrizioni e programma completo delle conferenze sul sito www.fondazionepini.it
 
Mercoledì 11 febbraio 2009 - ore 18.00

I manifesti futuristi declamati per il giorno del Centenario
lettura teatrale di Luca Radaelli
introdotta e commentata da Flavio Fergonzi

Docente di Storia dell'Arte Contemporanea all'Università degli Studi di Udine

Mercoledì 11 febbraio 2009 prosegue il ciclo di incontri "'900 CONVERSAZIONI E STORIE SU MILANO tra Fin de Siècle e Futurismo" promosso dalla Fondazione Adolfo Pini di Milano (Corso Garibaldi, 2), con un incontro dedicato alla lettura di alcuni fondamentali manifesti futuristi, da quello fondativo e programmatico firmato da Filippo Tommaso Marinetti, pubblicato il 20 febbraio 1909 sul quotidiano parigino Le Figaro, a quello politico dell'orgoglio futurista (1915). L'attore e regista teatrale Luca Radaelli li reciterà, facendone emergere le caratteristiche di retorica declamatoria, di provocazione e di trascinante polemica, caratteri che sfuggono alla consueta lettura, privata e in silenzio, di quei testi. E lo storico dell'arte e docente Flavio Fergonzi li commenterà e tesserà, tra una lettura e l'altra, la trama della vicenda futurista dal suo inizio fino alla Prima Guerra Mondiale.

"Oggi - sottolinea Flavio Fergonzi - i manifesti futuristi li leggiamo come testi di poetica, letteraria o visiva e li studiamo per capire le idee dei letterati e degli artisti che li hanno scritti. Ma Marinetti e i suoi li avevano pensati, anche (e in qualche caso, soprattutto) perché fossero declamati a gran voce.
Il futurismo divenne una moda sovversiva e un fenomeno di costume, non solo per merito dei romanzi di Marinetti, delle liriche di Palazzeschi o dei quadri di Boccioni, ma soprattutto - prosegue Fergonzi - perché organizzò, in tutte le città d'Italia e in molte capitali europee, serate futuriste, in cui il pubblico veniva provocato, assisteva a esecuzioni musicali con apparecchi che generavano rumori, a recite di poesia ridotta a pure onomatopee, alla declamazione orale dei manifesti le cui idee non erano pensate per essere discusse dal pubblico, ma per essere entusiasticamente appoggiate o sonoramente fischiate.
Per questo motivo il pubblico pagava il biglietto d'ingresso, interveniva, fischiava, lanciava oggetti sul palcoscenico e si divertiva un mondo."

 



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