Safet Zec a Roma


 Sabato 27 settembre è stata inaugurata la nuova pala d’altare per la Cappella della Passione della Chiesa del SS. Nome di Gesù all’Argentina a Roma. Al termine dei vespri e del Te Deum di ringraziamento in occasione del secondo Centenario della Ricostituzione della Compagnia di Gesù, Papa Francesco ha benedetto l’opera di Safet Zec, raffigurante la “Deposizione del corpo del Signore dalla croce”.


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Deposizione del corpo del Signore dalla croce Safet Zec. Olio su tela, 172 x 289 cm - Foto di Francesco Allegretto

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In occasione della Ricostituzione della Compagnia avvenuta per opera di Pio VII nel 1814, l’opera commissionata all’artista bosniaco Safet Zec completa nuovamente  il ciclo pittorico della Cappella della Passione. Viene quindi recuperata l’integrità tematica di Giuseppe Valeriani e Gaspare Celio, venuta meno per la scomparsa della pala originale, opera di Scipione Pulzone, asportata all’inizio del 1800 e ora esposta al Metropolitan Museum of Art di New York.

Negli spazi della sagrestia della chiesa del Gesù, attigua alla Cappella, è stata allestita una mostra temporanea (aperta fino a fine ottobre), che raccoglie i lavori preparatori e gli studi di Safet Zec per la Pala.

Safet Zec: Desposizione del corpo del Signore dalla croce. Olio su tela, 172 x 289 cm – Foto di Francesco Allegretto

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Il critico d’arte Giandomenico Romanelli commenta: “Nessun artista più di Safet Zec sembra oggi adatto a trattare il tema della Deposizione. Nessuno più di lui, infatti, sa e può cogliere con sincerità e partecipazione il momento in cui l’umanità di Cristo appare più violata e più debole, più inerme e più votata alla sconfitta ‘finale’; il momento in cui l’abbandono del corpo, anche di quel corpo, è totale, in balia di ogni sfregio, di ogni irrisione e dileggio, nient’altro che carne e ossa, disarticolato e sfatto. Non fosse per i gesti d’amore della madre, delle pie donne, degli ultimi amici che lavorano e si affannano per staccare, distendere, ungere, avvolgere quel corpo, esso sarebbe destinato all’avidità impietosa degli uccelli rapaci e dei cani selvatici”.

Courtesy of L’Osservatore Romano

Safet Zec è nato in Bosnia nel 1943, ultimo di otto figli di un calzolaio. Il suo straordinario talento si manifesta sin dall’infanzia; si forma alla Scuola superiore di arti applicate di Sarajevo e all’Accademia di Belgrado è considerato quasi un prodigio. Tuttavia l’isolamento interiore di quegli anni lo porta a distruggere quasi tutti i suoi primi lavori. A Belgrado incontra la moglie artista Ivana, restaura una vecchia casa nel quartiere ottomano dell’antica città di Pocitelj, vicino a Mostar, luogo amato da molti artisti, che mantiene anche quando, nel 1987, torna a vivere a Sarajevo, da pittore ormai affermato anche a livello internazionale. Con lo scoppio della guerra, il mondo in cui Zec è cresciuto, di armoniosa convivenza tra persone di diverse culture e religioni, è sconvolto. Pocitelj viene distrutta e, con essa, tutte le sue opere incisorie. Morte e distruzione a Sarajevo lo costringono a fuggire con la famiglia.

safet zec cappella

Nel 1992 è a Udine dove ricomincia a lavorare grazie all’aiuto generoso dello stampatore Corrado Albicocco, per poi giungere a Venezia nel 1998. Dalla fine del conflitto l’artista ha ripreso un’assidua frequentazione con la sua terra. Nel cuore di Sarajevo, lo Studio-collezione Zec è stato riaperto ed è ora un centro di iniziative culturali, oltre che sede espositiva delle sue opere. Nel 2004, in occasione dell’apertura del nuovo ponte di Mostar, è stato presentato un libro di incisioni curato dalla Scuola di Urbino su lastre di Zec. In futuro, la sua casa-studio di Pocitelj, ora restaurata, ospiterà una scuola di grafica.

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Safet Zec: "Deposizione del corpo del Signore dalla croce" - Bozzetto
Safet Zec: “Deposizione del corpo del Signore dalla croce” – Bozzetto

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Safet Zec: "Deposizione del corpo del Signore dalla croce" - Bozzetto
Safet Zec: “Deposizione del corpo del Signore dalla croce” – Bozzetto

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